Pulizia industriale e materiali plastici

Rivista: Pulizia Industriale e Sanificazione - settembre 2016

Pulizia industriale e materiali plastici

La grande innovazione di questi ultimi anni nello sviluppo dei metodi di progettazione dei prodotti industriali ha ribaltato tutti i paradigmi riguardanti i criteri di sviluppo dei prodotti stessi, comprese le macchine e le attrezzature per la pulizia industriale. I primi a comparire sono stati i sistemi di “Computer Aided Design”, meglio conosciuti come sistemi CAD,  che hanno semplificato la base della progettazione, rendendo più leggero e semplice il lavoro di disegnazione dei componenti e facilitando il loro controllo in fase esecutiva. Successivamente sono comparse, nell’arco di poco più di un decennio, nuove tecnologie di prototipazione, che hanno reso possibile produrre campionature a basso costo, stampabili in tempi rapidissimi, permettendo di testare l’efficacia del progetto ancor prima di investire nelle varie tecnologie produttive. Ora si è arrivati anche alla possibilità di disporre di piccole produzioni seriali (quindi senza investimenti in stampi) il cui costo è di poco superiore al costo dei componenti definitivi. Ciò permette in misura sempre crescente la possibilità di “personalizzazioni” sempre più accurate, eseguite in modo dedicato alle specifiche esigenze dei clienti. Sono ormai diffusi diversi programmi specifici per la progettazione dei componenti in materiale plastico che permettono di facilitare la progettazione dello stampo, di verificare in modo teorico i flussi del materiale nello stampo, la sua temperatura, il riempimento della figura nello stampo e i possibili ritiri superficiali.  Inoltre è possibile determinare già in fase progettuale le prestazioni meccaniche del pezzo potendo così intervenire con modifiche nella forma e negli spessori  ancora nella fase progettuale. Tutto ciò ha comportato una netta tendenza all’impiego sempre più diffuso dei materiali plastici e ad una visibile “plastificazione” sempre più massiccia dei prodotti. Ciò non solo per quanto riguarda i componenti “estetici “ ma anche per quelli coinvolti nella meccanica e nelle funzioni. Infatti la “facilitazione” progettuale ed esecutiva ha indotto a preferire i vari materiali plastici ad altre più tradizionali tecnologie delle lavorazioni dei metalli. Sono di fatto scomparse tutte quelle attrezzature e macchine in metallo e acciaio inox che caratterizzavano il mercato fino a pochi anni fa.

Il designer ovviamente con questi metodi progettuali è anche più libero di esprimersi e di dare sempre nuove forme ai prodotti, proprio per le straordinarie possibilità operative offerte da queste nuove tecnologie.

Questa tendenza però non è priva di responsabilità per il contributo negativo che tutti i progettisti, sull’evolversi di queste  tecnologie, stanno dando alla sempre maggiore espansione dell’ormai famosa Pacific Trash Vortex, meglio conosciuta come “Isola di Plastica” la cui estensione si ritiene pari ad una superficie equivalente a quella degli Stati Uniti. Si tratta di un vortice di correnti marine in cui galleggiano rifiuti di materiali plastici di varie dimensioni ma in cui la plastica si trova anche in sospensione nell’acqua con granulometrie sempre più piccole. Nelle sue varie dimensioni viene reperita molto spesso negli organi di pesci e uccelli marini diventandone spesso la causa di morte. Inoltre con la pesca ritorna, con impatto negativo, nella catena alimentare umana.

In quanto progettista, per sentirmi meno responsabile ho ragionato che un tale danno indotto dalle materie plastiche dipende dalla cattiva gestione dello smaltimento dei prodotti a fine vita (rifiuti) e quindi dalla mancanza di applicazione dei processi di riciclaggio possibili per questo materiale. È vero infatti che la maggiore quantità di rifiuti è creata più dai materiali di imballaggio che dagli oggetti d’uso. Su questo aspetto è importante adottare per gli imballi materiali riciclabili e biodegradabili. I vari tipi di plastica sono quasi tutti derivati dal petrolio. La plastica è il modo più intelligente di utilizzare il petrolio per ottenere materiali le cui prestazioni sono formidabili nell’estetica, nella durata, nella resistenza, nella leggerezza e plasticità per l’appunto. È un materiale ormai insostituibile ed è un peccato utilizzare la sua materia prima solo per bruciarla ed ottenere energia. Pensate a come sarebbero gli oggetti più comuni e che utilizziamo ogni giorno se improvvisamente non potessimo più disporre dei materiali plastici… Il problema va risolto controllando tutta la filiera di produzione, uso e smaltimento dei prodotti per poterne riciclare la maggiore quantità possibile. Inoltre i progettisti dovrebbero aver cura di sviluppare, quando possibile, macchine e prodotti facilmente smontabili per il riciclo (design for disassembly). Inoltre è necessario evitare di mescolare i materiali ponendosi sempre l’obiettivo di creare prodotti omomateriali, cioè costruiti assemblando plastiche della stessa natura e quindi più facilmente riciclabili.

Solo un modo saggio di progettare, costruire e smaltire questi prodotti potrà impedirne lo spreco, mitigando inoltre i fattori di inquinamento ambientale.